Nuova Gestione al Rifugio Scalorbi
Riprendo questo articolo a firma Maria Vittoria Adami su l’Arena.it del 12 giugno 2024
Amato dai veronesi, ma anche da vicentini, trentini e mantovani… per il rifugio Pompeo Scalorbi, nel gruppo del Carega, inizia una nuova era. Marco Zanolo e Matteo Calzà, veronesi, condurranno per nove anni la struttura a 1.767 metri di quota, adagiata sulla sella del passo della Pelagatta, nella riserva naturale di Campobrun, nel Comune trentino di Ala.
Lo scorso anno Silvia Marcolin aveva portato a termine la lunga esperienza familiare (lo riportiamo in fondo pagina): la madre Mirella Faggioni con la sua di famiglia lo aveva preso in gestione nel 1967. Lei era succeduta nel 1993, ma sul vallone di Campobrun è cresciuta, trascorrendo 49 stagioni. Poi la decisione di terminare.
Il demanio forestale, per la Provincia di Trento, proprietaria dell’immobile, ha allora emanato un bando di gestione, vinto da Zanolo e Calzà. I due non sono nuovi al mestiere. Lo scorso anno hanno gestito il rifugio Al Cacciatore in Val D’Ambiez nel settore meridionale delle Dolomiti di Brenta, in Trentino, mentre Calzà negli ultimi 12 anni è passato per il Marchetti sullo Stivo, il monte di Rovereto, per il Chierego sul Monte Baldo e appunto Al Cacciatore.
«Subentriamo a una lunga gestione e prendiamo in mano una struttura gestita perfettamente da Silvia Marcolin», spiega Zanolo. «Siamo entusiasti. Il rifugio è frequentato dai veronesi, grazie alla facile passeggiata di un’ora e mezza dal rifugio Revolto. Proponiamo cucina classica di montagna e abbiamo 25 posti letto in camere da 2, 4, 6, 8».
Il rifugio è già aperto per il pernottamento, come testimoniava domenica un gruppetto di bambini veronesi in fibrillazione per la loro prima notte trascorsa al rifugio e saliti il giorno prima a piedi con i loro papà dal Revolto, sopra Giazza di Selva di Progno. Da sabato il rifugio sarà aperto tutti i giorni fino al 29 settembre, poi solo nei fine settimana fino ai primi di novembre, neve permettendo. A luglio e agosto ogni domenica mattina si celebra la messa nella cappella vicina.

Qui l’articolo di Riccardo Verzè su l’Arena.it del 21 agosto 2023
Mezzo secolo in cui sono cambiate tante cose. «Una volta», e qui Silvia e Mirella parlano a una voce sola, «era tutto più familiare, i clienti erano più abitudinari. Dopo aver finito i lavori in cucina si faceva festa, si cantava, ci si raccontava barzellette. Ci si divertiva con niente. C’era questo senso di appartenenza che adesso non c’è più».
Nel fitto diario dei ricordi di Silvia non ci sono solo persone. Era l’aprile 2020, pieno lockdown:. un orso entra al Fraccaroli e prova ad entrare anche allo Scalorbi. «Arriviamo su e lo cerchiamo con il binocolo: “C’è l’orso, c’è l’orso!” E io: “Oddio siamo morti“. Sai quanto corre un orso? Era M49, quello chiuso al Castellar. Eravamo tanto vicini, per un orso così, e siamo stati fermi. E questo ha cominciato a fare lo show, a giocare, faceva tipo Kung Fu Panda. E noi fermi ad aspettare. In quel periodo sull’autocertificazione avevo scritto: “Mi è entrato un orso in rifugio“».E poi il lupo, nel 2021. «Era stata una domenica di diluvio universale, poi era andata via la pioggia, una serata fantastica. Non c’era nessuno, eravamo tutti a tavola e sotto la finestra del rifugio è arrivato il lupo». Mostra il video: lei che esce da una finestra del rifugio e sparisce dall’inquadratura: «Gli sono corsa dietro, poi quando gli sono arrivata a 50 metri mi sono resa conto che avevo fatto una cazzata: mi stava guardando e ho capito che ero troppo vicina. Ma è stato bellissimo, un’emozione unica».


